Il Castello

di M. A. Bondanese

castelloIl MUBO è ospitato all’interno dello storico Castello Manfredi che, come ebbe a notare il De Giorgi, «come mutò spesso di padroni, così cambiò di forma»¹, essendo stato sottoposto nel tempo a interventi diversi. Il primo nucleo infatti, la torre medievale normanna, edificio isolato a pianta quadrata posto a salvaguardia dell’abitato, si fa risalire al XII secolo quando «le fortificazioni in pietra – rileva Arthur – gradualmente sostituiranno quelle in terra, iniziando, perlopiù con le semplici torri di pianta quadrata o rettangolare che spesso sembrano formare il nucleo dei castelli più tardi»². Nel XV secolo, dopo che il Principato di Taranto, in cui ricadeva Supersano, venne concesso dal re di Napoli Ladislao d’Angiò-Durazzo a Raimondo Orsini del Balzo, si ha il potenziamento del fortilizio in un castello a pianta quadrata, protetto da un fossato e quattro torri angolari che in seguito saranno abbattute tranne quella esposta a nord-est. Nel 1530³, Carlo V ordina una stima dei beni della contea d’Ugento, incamerata dalla corona, in cui Supersano è censito come “Tierra”, ovvero come centro difeso da mura e castello, con una struttura urbanistica regolare lungo l’asse nord-sud. In ordine di tempo, l’ultimo rifacimento del Castello si deve all’onorevole Cav. Francesco Manfredi, nel 1934. Anni prima, nel 1918, egli aveva acquisito la dimora dal principe di Tricase Pietro Giovanni Battista Gallone, ampliandone la struttura per utilizzarla come fabbrica per la lavorazione del tabacco. Alla sua morte, il Castello passa al figlio Giuseppe che ne restaura un’ala ad uso abitativo. Il 20 Settembre del 1984, l’Amministrazione Comunale acquista dall’ultima erede, Maria, il Castello Manfredi, avviandone il graduale recupero e restituendogli la dignità di “cuore” del centro abitato.


¹ C. DE GIORGI, La Provincia di Lecce – Bozzetti di Viaggio, Galatina 1975, Vol. I, p.150.
² P. ARTHUR, Prima del castello. Note sulla fortificazione bizantina e normanna del Salento in C.MASSARO-L.PETRACCA ( a cura di), Territorio, culture e poteri nel Medioevo e oltre. Scritti in onore di B.Vetere, Galatina 2011, Vol. I, p. 55.
³ Nelle guerre che, dal 1494 alla pace del 1559, si combattono tra francesi e spagnoli sconvolgendo l’Italia, rimane travolto anche l’assetto feudale di Terra d’Otranto. Nel 1530, Carlo V incarica un’apposita commissione di redigere l’ elenco e la stima dei beni confiscati ai baroni schieratisi contro la Spagna. La relazione, contenuta nell’ Archivio General de Simancas, è ultimata nel 1531 e si compone di XVI parti, ognuna delle quali dedicata alla descrizione di una provincia. Dalla sezione di Terra d’Otranto, compilata da Messer Troyano Carrafa, si evincono i dati relativi anche al feudo di Supersano e Bosco Belvedere compresi nella contea d’Ugento, confiscata a Francesco del Balzo (Cfr. F. DE PAOLA, “O con Franza o con Spagna…” Note sulla geografia feudale di terra d’Otranto nel primo Cinquecento, in M. SPEDICATO (a cura di) Segni del tempo. Studi di storia e cultura salentina in onore di Antonio Caloro, Galatina, 2008, pp. 85-87).

La stella a sedici punte

stella_16_punteNobile e numerosa stirpe del sud della Francia, i des Baux¹ acquisirono terre e fama nel meridione d’Italia quando, nel 1266, alcuni membri del casato seguirono Carlo d’Angiò alla conquista del Sud contro gli Svevi. I del Balzo deriverebbero l’origine francese del nome Des Baux da Bautezar, l’astrologo Baldassare, uno dei tre re magi. «A testimoniare questa discendenza regale – rileva Angela Beccarisi – è la stella a sedici punte che compare nello stemma della famiglia, la stella cometa che indicò ai Magi la via»² .

Tradizione ripresa dal parabitano Antonino Lenio³, poeta alla corte ugentina di Francesco del Balzo, in alcuni versi dell’ opera epico-cavalleresca “Oronte Gigante” edita a Venezia nel 1531: «Bisogn’a dir de tante gratie belle/ per che Bauceschi scendon da le stelle».


¹ Cfr. G. VALLONE, Terre e potere nel Capo di Leuca in M. SPEDICATO (a cura di) Segni del tempo, cit. p.75.
² A. BECCARISI, Nel segno della stella a sedici punte, Galatina 2012, p. 9.
³ Cfr. A. DE BERNART (a cura di), Paesi e figure del vecchio Salento, Galatina 1980, Vol. I, p. 49; L. MANNI, Dalla guglia di Raimondello alla magia di messer Matteo, Galatina 1997, p. 51 . Il Manni si sofferma, tra l’altro, sull’ enigma dei raggi della stella: sedici, come quelli della rosa dei venti, un valore dunque astronomico legato all’orientamento e che trova conferme anche altrove, come , per es., nelle due stelle del mosaico di Otranto ed anche nelle raffigurazioni del sole sulla carta geografica della penisola salentina nei Musei Vaticani.